Moneta e fiducia: perché crediamo nel valore del denaro

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Moneta e fiducia

Moneta e fiducia: tra tutti i sentimenti umani quello della fiducia sembra divenire sempre più raro.

Tali e tanti sono stati i tradimenti che abbiamo subìto, da farci considerare la fiducia stessa come qualcosa di mitico, un po’ come l’unicorno o i Cavalieri Jedi.

Eppure è il sentimento più potente in assoluto.

Infatti – senza accorgercene – è proprio la fiducia che ci spinge a vivere ogni giorno: fiducia che “domani sarà un altro giorno”, fiducia nel fatto che l’auto parcheggiata sotto casa si metterà in moto, fiducia di ritrovare la stessa casa dopo una giornata di lavoro…

La capacità di credere (che è un misto tra pensiero razionale ed emozione) è in grado di smuovere le montagne; per esempio, di avere un effetto reale, fisico sul proprio corpo: pensate all’effetto placebo: quando un malato – che crede di prendere una potente medicina e invece riceve solo acqua fresca, che spessissimo guarisce o sta meglio!

Pensate all’opposto, il meno noto effetto nocebo, quando crediamo che qualcosa ci faccia del male e infatti ci ammaliamo.

Per anni, e tutt’ora, nel mio lavoro di gelotologo (comicoterapeuta), faccio lavorare le persone proprio sulla fiducia; uno degli esercizi che propongo si svolge così: camminare in uno spazio sconosciuto ad occhi chiusi, guidati solo dal lieve tocco sulla spalla del proprio partner di gioco, che ha gli occhi ben aperti.

Le difficoltà iniziali – e non lievi – dopo un poco si sciolgono e la camminata ad occhi chiusi apre ad un modo di sensazioni interessanti, spesso bellissime.

Pensate a cosa significa far fare questo esercizio a dei carcerati (nel carcere, il luogo della minima fiducia nel prossimo).

Provare fiducia è, dunque, un bell’esercizio di umanità rilassata.

La moneta, senza la fiducia, è carta straccia

A ben vedere la fiducia che è un concetto laico che trova il suo specchio in ambiente religioso, la Fede, la quale nient’altro è che fiducia nel Trascendente, in Gesù Cristo, Maometto, Zarhatustra ecc… Miliardi di persone con-fidano nella divinità, al punto che alcuni di loro guariscono miracolosamente… Non era Gesù che diceva al miracolato di turno “alzati, la tua fede ti ha salvato”?

La forza del credere, della fiducia è davvero immensa e ben documentata da molte ricerche scientifiche.

Ma c’è un’altra Divinità, ben più materiale e “sporca”, nel nome della quale si commettono per lo più nefandezze abnormi oppure, più raramente, si compiono opere meravigliose; una divinità che vive silenziosa nelle nostre tasche, nei nostri portafogli, nei caveau delle banche… e nella quale crediamo ciecamente: sì, il denaro, nel nostro caso l’€uro.

La moneta, senza la fiducia, è carta straccia.

Essa vive e circola solo e soltanto perché siamo noi ad attribuirle un valore, a credere che, entrando in un negozio, essa ci servirà per soddisfare un bisogno: il negoziante vive della nostra stessa credenza, e infatti accetta le nostre banconote: egli crede, assieme a noi, che la Banca Centrale Europea sia un’Istituzione degna di Fede, proprio come una divinità.

Eppure, nella storia, non mancano esempi di denaro-carta straccia; momenti in cui qualcuno smette di attribuire valore a quella banconota e quindi se ne libera volentieri. La caduta degli Dei!

Creazione dal nulla

Una vecchia pubblicità ci raccontava che  “Galbani vuol dire fiducia” fino a che qualcuno – nel 2008 – scoprì che quella delizia gastronomica degna della credenza popolare era prodotta con gli scarti degli scarti…

Pensiamoci un attimo: chi è che, inizialmente, ha creato e dato valore alla nostra valuta corrente?

Alcuni politici, spacciatisi per statisti: proprio quelli che spesso amano tradire i propri elettorati.

Proprio quelli che fanno sì che i banchieri di Bruxelles ci prestino i nostri stessi soldi; proprio quei banchieri che i soldi li creano da nulla (perché – se non lo avete capito – è questo che accade).

Sono gli stessi che ci costringono ad una austerità senza senso, quelli che – nel momento del bisogno – la circolazione del Covid 19 – di soldi ce li hanno negati, persino quelli che noi stessi avevamo loro conferito.

Quindi? Chi davvero ci garantisce che la divinità nel portafoglio sia in grado di far miracoli? Di esserci davvero utile? Siamo proprio certi che la nostra fiducia sia ben riposta?

BarterFly: moneta e fiducia

Ribaltiamo il concetto.

Oltre alle cifre scritte sopra le banconote, cos’è che conferisce loro quel certo valore? La risposta è semplice: siamo sempre (e solo) noi che, con il nostro lavoro, con le nostre capacità, con i nostri prodotti, le nostre idee attribuiamo quel valore.

In altri termini, in economia, quello che davvero conta è il valore dei prodotti/servizi/opere d’ingegno, non i pezzi di carta!

BarterFly parte proprio da questo concetto, così semplice eppure così ben occultato dagli economisti da operetta che bivaccano nei TG-Finanza.

Quando ascoltai Guido Grossi, Pierluigi Paoletti, Giovanni Acquati per la prima volta, mentre spiegavano la nuova economia immaginata dal Progetto BarterFly, scoprii che il suo decollo era ed è tutta una questione di fiducia. Scoprii che mi fidavo di loro, della logica sottesa alle loro parole ai concetti che risuonavano in me. Era come se io avessi gli occhi chiusi e loro mi guidassero in una stanza buia e sconosciuta – l’economia – e con leggeri tocchi sulla spalla mi indicassero la via sicura, aprendomi al sentimento della fiducia, fiducia in me stesso, autostima, fiducia e nella rete dei miei pari.

Con Barterfly la fiducia va riposta in noi stessi, va riposta nel credere che siamo noi i produttori di ricchezza e di valore, non quelli che stampano cifre su pezzi di carta.

E’ questa un’operazione difficile, perché da secoli e secoli siamo abituati – fin da piccoli – a dubitare del nostro valore, delle nostre capacità, dei nostri talenti.

Anzi, a dirla tutta il sistema è fatto proprio per scoraggiarci dal credere in noi stessi; solo che ora siamo maturi, ora l’umanità più cosciente ha compreso che la fiducia è una cosa seria e che non va più attribuita ciecamente al Galbani di turno. Alla luce dell’evidente fallimento dei formaggiai di Bruxelles è ora che i pari facciano rete ed investano la propria fiducia in essa, una fiducia vigile e non scontata, una fiducia che porta vantaggio e valore e non depressione e scarsità, come ci tocca attualmente.

E’ ora di mettere in moto un meccanismo virtuoso del credere in noi stessi nelle nostre indubbie e provate capacità di fare impresa, di avere idee creative, di fare innovazione, di consumare in modo critico ed intelligente di vivere in un mercato che come fine ultimo non ha l’accumulazione per qualcuno e la depauperazione di tutti gli altri.

Possiamo farlo, possiamo crederci. Foto: Wikipedia

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